RAM - Rivista Bimestrale su benessere psicofisico e natura




non scelga, istintivamente o meno, di far corrispondere un determinato ordine di
queste ultime con le proprie esigenze singole. Più semplicemente, ogni uomo è
portato, volente o no, a compiere delle scelte su quali forme di espressione
utilizzare in base alle proprie caratteristiche. Così nasce Internet (1969) affiancato
ai “graffiti” urbani, antipodi comunicativi nella nostra società “globale”. Può
accadere, naturalmente, che una comunicazione “parta” attraverso un dato canale
e diretta verso qualcuno in particolare e che non giunga a destinazione per diversi motivi.
Nel corso dello svilupparsi di questa rubrica dedicata alle etnie ed alle differenti
culture, abbiamo spaziato in diversi argomenti cercando di spostare l’attenzione su quelle realtà che, pur proseguendo parallelamente alla nostra, conservano un
qualcosa per noi “lontano”, ancora in parte non codificabile del tutto. Tutto ciò, allo stesso tempo, seguiva un preciso intento che fin da sempre è stato evidenziare
forme espressive diverse. Ciò che mi ha sempre spinto nella scelta di un
determinato articolo da proporre era la difficoltà di determinate espressioni di essere correttamente codificate dall’uomo.
Perchè esiste tutta una serie di comunicazioni che non riusciamo a cogliere? Non riusciamo o non vogliamo? E, soprattutto, esiste un livello di comunicazione che prevarica il tempo e lo spazio, riscontrabile nelle differenze delle etnie così come nelle loro similitudini? Esistono segni evidenti di numerosi messaggi lasciati sulla terra da culture vissute nel corso della storia, messaggi che, al di là della curiosità ed interesse
di pochi individui, rimangono inascoltati o peggio ancora non visti.
Vi sono filosofie, lingue, costumi, usanze, religioni, dottrine che fondono il loro esistere sull’intreccio del tempo, sulla capacità di comunicare attraverso il tempo.
Tradizioni popolari che hanno attraversato il mondo in lungo e in largo, attingendo da elementi del passato e divenendo fondamenta per il futuro; molte delle tradizioni rurali delle zone alpine ed appenniniche italiane, basate su culti religiosi in onore della natura hanno seguito percorsi incredibili prima di divenire tali. Esistono studi che li fanno risalire all’epoca delle tribù nomadi degli Sciiti che abitavano il continente eurasiatico, dalle lande ghiacciate della Siberia alle zone del Caucaso e del più vicino Medio Oriente, quando queste tribù di cacciatori avevano instaurato con la Natura stessa un rapporto di intima intesa. Da quei tempi, esse sarebbero state tramandate, mediante una profonda comunicazione verbale, corporea e spirituale, attraverso le successive etnie vissute in quei luoghi fino ad arrivvare, arricchite del loro vissuto, in zone a noi più vicine, come la Grecia o le zone a nord di Germania, Polonia e dell’ex Cecoslovacchia. Siamo al tempo della Magna Grecia. Da questi luoghi di indubbia illuminazione del genere umano, culla delle attuali società moderne, quelle vecchie tradizioni, arcaiche comunicazioni attraverso il tempo, hanno attinto la magia più vicina alla comprensione umana, fatta di nomi, di templi, di icone, di Dei. E di tante altre storie che, parallelamente alle prime, hanno invaso il resto del continente in una moltitudine di parole e racconti, di riti ed azioni, di immagini e visioni che hanno sedimentato anche qui, fra le nostre montagne, non lontano da dove proprio ora sto scrivendo. Tutto ciò è ancora presente, ha superato, e non con pochi danni, il filtro del lato prepotente dell’era della ragione e dell’antimistificazione scentifica, arrivando a noi sottoforma di parole, altre immagini che riprendevano o ricordavano le prime, sottoforma di suoni. Queste espressioni, innegabilmente legate al passato più remoto delle nostre genti e probabilmente ancora oltre, oggi si intrecciano con quello che sta dando sostanza a questo inizio di nuovo millennio, ovvero lo sviluppo tecnologico. Questo intreccio, visibile per tutti – o quasi tutti – è la conferma che esiste una comunicazione che fin dalla nostra nascita viaggia, parallelamete alla nostra evoluzione, attraverso i secoli e le terre. Ognuno di noi la sente, la percepisce…lo si legge negli occhi della gente. Negli occhi di chi ha paura e toglie fiato al libero comunicare così come negli occhi di chi con umiltà accetta il
gioco, più che onesto, dello scambio delle conoscenze. Ed è con questo stesso spirito umile che anche questa rubrica intraprenderà questa nuova avventura nella rete…

Gabriele Gubbelini