COS'E' NATURAMENTE: pag.1 - pag.2 - pag.3 - pag.4
Anno 2003 d.C., Italia: èra della tecnologia, dell’informatica e dell’informazione multimediale; éra della genetica e della clonazione; éra dei viaggi spaziali e delle esplorazioni nell’Universo. Era dell’uomo “industriale”, ricco e potente. Ed ora,
anche éra dell’odio e della guerra. I sociologi usano l’accezione “delirio di onnipo-
tenza” per identificare la caratteristica dominante dell’uomo moderno, sordo agli
echi del passato che portano altri messaggi e sordo alle grida del presente, che
invocano pace ed armonia. Alle prime luci del terzo millennio siamo di fronte, continuamente, a metamorfosi sempre più rapide dell’essere umano, che pare
correre affannosamente in perenne ricerca di qualcosa che non riesce a trovare;
prima in un senso, poi rapidamente in direzione opposta, perdendo ogni filo condut-
tore del proprio vivere, del proprio esistere in un universo di stelle lontane, manife-
stazioni splendenti ed intoccabili della vita che ci scorre dentro e fuori.
La perdita di queste connessioni ci porta inevitabilmente alla follia collettiva, alla totale disarmonia con gli altri esseri umani e con ogni elemento che ci circonda; tale disarmonia sfocia
nelle forme di violenza, di emarginazione sociale; sfocia nel brutale sfruttamento della natura e nel-
le violenze sugli animali, nell’inquinamento oramai fuori controllo, sfocia nel già citato delirio di onnipotenza e nella guerra. E gli artifici per creare
dal nulla infondate ed irreali “giuste” motivazioni
per tali manifestazioni di delirio oramai hanno di
gran lunga superato qualsiasi altra abilità umana.
In tutto questo, tra le diverse centinaia di saggi insegnamenti delle tradizioni che stiamo via via dimenticando, stiamo smarrendo total-mente la consapevolezza di vivere radicati profondamente in comunione con l’universo infinito attorno a noi. Quante volte l’uomo si è posto la domanda se sia o no da solo nell’Universo, senza accorgersi veramente di non essere solo nemmeno sulla Terra.
Nella “Bhagavad Gita”, testo sacro della religione induista, si parla della teoria dell’Uno Indivisibile, dell’Unica Essenza che si manifesta, in egual modo, a livello di microcosmo e
di macrocosmo; nella Bibbia è detto …così in cielo, così in terra…”. La natura, che ogni religione definisce il Divino, dovrebbe essere agli occhi di ognuno di noi vita manifesta sot-to centinaia di migliaia di forme differenti, ma molti occhi non riescono più a vedere e mol-ti altri non vogliono vedere questo, probabilmente per la troppa paura di poter perdere il dominio su tutto. Nel suo più totale “delirio” l’uomo è schiavo di questa illusione di superiorità, dell’idea di esistere come creatura dominante su ciò che lo circonda, e questo lo porta invariabilmente a cercare, con ogni mezzo, di avere il controllo sul mondo.
L’uomo di oggi “dormiente” agisce inconsapevole anche della più minima connessione e relazione con l’Universo e questo crea e solidifica in lui la maggior paura contro la quale egli continua a lottare senza tregua e che costituisce l’ unico ostacolo da superare per avere il controllo assoluto: la morte.
Esiste una sostanziale differenza, infatti, fra credere di esistere al di sopra del mondo ed avere invece la convinzione di essere parte di un tutto, di una “spirale evolutiva” comu-
ne a tutto l’Universo. Tale differenza sta nel come viene indirizzata l’energia che utiliz-ziamo per vivere la nostra vita: chi crede di essere solo, al di sopra di tutto,
spende la propria energia vitale per cercare e mantenere il controllo sull’esterno, per crearsi una sicurezza illusoria di vita e cercando di fuggire sempre più alla morte; chi invece si sente parte del tutto e vive la propria vita in armonia con l’universo che lo circonda, spende le proprie energie per il bene comune e non ha bisogno di costru-
irsi nessuna illusione; perché nel sentirsi in comunione con il tutto sta la vera
certezza della vita ed egli accetta di buon grado anche la morte, come punto di
questa immensa spirale che racchiude l’energia primordiale ed eterna.